/Golden Goose 2.12

Golden Goose 2.12

The Sun (2013)We were heading to dinner with a friend who wanted to show off his favorite fancy restaurant. Pressley, Michael McCormick, Christine Advanced Educational Psychology For Educators, Researchers and Policymakers, (1995)No one will fancy playing against him. The Sun (2006)We all live with fake and fancy things.

Times, Sunday Times (2014)In that moment something exceptional was evident. Times, Sunday Times (2016)Look what is happening at the moment. Times, Sunday Times (2013)This kind of love is built of the bricks of a hundred small memories and moments in time.

Un gruppetto di compagni di università decide di passare il suo ultimo Spring Break in Messico. L’ultima sera della vacanza a base di margarita e shottini i ragazzi incontrano un coetaneo che li indirizza ad una chiesa abbandonata dove decidono di giocare a “obbligo o verità”. Ma il gioco, ahimé, non finisce con il ritorno all’università: una forza oscura li obbliga a continuare ed alza via via la posta, costringendo i ragazzi a rivelare verità sempre più scomode e dolorose e ad impegnarsi in sfide che diventano letteralmente questioni di vita o di morte..

It all depends on the shoot. My least favorite shoots are where I have to make treatments or moodboards beforehand. My favorite method of working is to have a vague idea in my head, show up with a few props and loose ideas, and improvise from there.

In questo film a mio avviso la sperequazione tra cura delle immagini e banalità dei contenuti è davvero marchiana. Non c’è dubbio che alcune scene rimangano impresse, così come è affascinante l’idea di portare avanti in parallelo, a tratti scena per scena, un numero così elevato di vicende collegate l’una all’altra (sebbene talora in modo a dir poco labile) ed ambientate in epoche storiche assai lontane le une dalle altre; alla fine però, nonostante il messaggio “profondo” (per me in realtà banalissimo ed infantile: l’amore vince su tutto, ogni nostra azione buona o malvagia ha o avrà delle conseguenze, la nostra vita è collegata a molte altre, etc etc), il film non riesce a lasciare allo spettatore alcuna emozione, traducendosi quindi in un “gioco di stile” sostanzialmente sterile. Ciò che rimane è la consapevolezza che non c’era bisogno di tutto quel po’ po’ di effetti speciali e magheggi registici per tradurre in immagini un concetto nato dalla patetica fusione tra filosofia new age e buonismo di grana grossa; io personalmente, poi, non ho apprezzato il makeup estremo ma talora francamente grottesco con cui vengono storpiate le fattezze degli attori per riproporli in ogni episodio sotto diverse spoglie e addirittura diverso sesso (vogliamo parlare dell’infermiera kapò della casa di riposo?? semplicemente ridicola.).